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Grotte abitate e non

Le grotte frequentate in età preistorica sono attestate soprattutto nella zona di Positano e la loro scoperta, avvenuta a metà del secolo scorso, ha arricchito la storia locale di notizie su un periodostorico poco conosciuto.

Diffuse su tutta l’area, invece, quelle legate al fenomeno dell’eremitismo in Costiera, generato dall’iconoclastia orientale di Leone III Isaurico. Il divieto di venerare le immagini di santi e patriarchi spinse numerosi monaci a trasferirsi in Italia meridionale in cerca di un sicuro riparo per le sacre icone. In Costiera tale fenomeno fu, una delle cause della vita eremitica nelle grotte. Queste subirono più o meno complessi interventi di adattamento dell’ambiente, dalla semplice regolarizzazione del pavimento fino alla costruzione di vasche per la raccolta delle acque o alla decorazione pittorica delle pareti. In alcuni casi la vita eremitica evolse fino a diventare un cenobio, determinando la costruzione intorno a queste cavità di vere e proprie strutture architettoniche (vd. Abbazia di S. Maria dell’Olearia a Maiori).

Anche quando le grotte servivano ad accogliere pastori ed animali venivano più o meno regolarizzate all’interno, oppure protette dall’ambiente esterno (numerose sono le grotte il cui vano naturale di accesso è ristretto da un muro in opera incerta).

Ma molte altre cavità sono semplicemente testimonianza di fenomeni geologici che durante milioni di anni hanno agito determinando conformazioni particolarmente affascinanti. La famosa Grotta dello Smeraldo, ad Amalfi, è un esempio di cavità in parte subacquea dove la luce del sole, filtrata attraverso un sifone sommerso, si unisce al colore del mare e alle formazioni geologiche, creando uno spettacolo unico. La cosiddetta Grotta del Dragone, nel territorio di Scala, ancora poco conosciuta ai non esperti, invece, è un’interessante testimonianza di carsismo in Costiera, arricchita dall’ingrottamento di parte delle acque del torrente Dragone.

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